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Flat tax, Reddito di cittadinanza, crescita dell'economia.


"Conti pubblici in ordine", così recita il comunicato che il ministero dell'Economia ha diramato dopo il vertice di maggioranza tenutosi qualche giorno fa.

Le riforme economiche atte a far rientrare il debito pubblico, all'interno del contratto di governo, si fondano su due manovre: flat tax e reddito di cittadinanza, con questo comune obiettivo.

Qui di seguito un'analisi parziale di come, fino ad adesso, la manovra è stata presentata.

- Flat tax e reddito di cittadinanza devono essere complementari tra di loro e non uno alternativo all'altro.

Una misura di contrasto alla povertà, come il reddito minimo o di cittadinanza, non ha efficacia se non viene introdotta un'imposta personale semplificata, composta da una o due aliquote.

Coloro che riceverebbero il sussidio non ne godrebbero se la tassazione a cui lo stesso sarebbe sottoposto rimanesse inalterata.

Inoltre per i ceti medi si chiederebbe di pagare più tasse per farle confluire nel sussidio suddetto.

- Dove trovare le risorse per riuscire ad attuare tali manovre, è una domanda che molti cittadini si pongono, sopratutto se pensiamo che il nostro paese è indebitato per più di 2.300 miliardi di € e che oltre alla famosa soglia del 3 % dobbiamo considerare eventuali andamenti negativi ed ulteriori sforamenti.

La flat tax costerebbe circa 50 miliardi di euro ed il reddito di cittadinanza circa 17 miliardi, senza considerare un'eventuale misura di 8 miliardi per il superamento della legge Fornero.

I tassi di interesse dei titoli di stato italiani sono alti ed aumenterebbero andando a richiedere ulteriori prestiti a copertura delle riforme in questione.

Tale situazione è evitabile solo se riusciamo ad effettuare un taglio delle tasse finanziato con agevolazioni fiscali possibili con una lotta ferrea all'evasione fiscale e alla burocrazia vigente.

Molto importante prima di tutto è adempiere ad una riforma fiscale credibile ed affidabile che possa incidere anche solo minimamente sul nostro welfare e che porti fiducia piano piano ad reinvestire nell'Italia.

Pensare ad una riforma economica in senso marginale, come ad esempio la riduzione dell'aliquota al 15% per le sole p.iva fino a 100.000 €, rientrerebbe in un privilegio applicato per pochi e sarebbe l'ennesima toppa in un sistema già colmo.

Ridurre la pressione fiscale senza creare nuovo debito è l'obiettivo del nostro ministro Tria, che sicuramente non ha un compito facile ed ha in mano probabilmente una grossa fetta del futuro economico delle famiglie italiane.

Ci sentiamo di consigliare al nostro esponente di governo, di migliorare la produttività e la competitività del paese grazie ad una drastica lotta alla burocrazia (le piccole e medie imprese italiane pagano 30 miliardi l'anno solo in moduli da compilare fonte dipartimento della Funzione pubblica).

Inoltre un punto chiave che dovrebbe essere al centro della legge finanziaria è una vera lotta alla corruzione e ad i grandi evasori, che possa rendere giustizia a tutti gli onesti cittadini che hanno regolarmente versato le tasse e possa essere fonte di investimenti intelligenti come ricerca e sviluppo. (Evasione fiscale italiana al 2017 è di 124 miliardi di € fonte Sito del Senato).

Un altro dato molto interessante da analizzare è quello della pochissima efficienza e velocità dei processi italiani.

Infatti secondo il report della Commissione della Giustizia Europea nel nostro paese ci vogliono ben 1.400 giorni in media per arrivare al terzo grado di giustizia per dispute commerciali e civili.

Una legge che permetta più velocità andrebbe sicuramente ad influire anche sul nostro livello economico finanziario, tagliando costi e aumentando le entrate nei conti pubblici.

La Flat tax e il reddito di cittadinanza per portare benefici dovrebbero perciò essere cronologicamente successivi ai punti appena citati, una loro applicazione nell'attuale sistema economico italiano porterebbe solo maggiori tasse e meno incentivi al lavoro per chi beneficia del reddito di sostegno.

Dobbiamo sperare ad una ragionata riforma fiscale perciò che possa realmente aiutare le aziende ed i giovani. Nel frattempo confidiamo che il punto di unione che c'è tra la Comunità Europea ed il nostro ministero dell'Economia non si rompa, altrimenti se il nostro debito ricominciasse a salire, lo spread potrebbe arrivare facilmente a quota 500 ed a quel punto la situazione sarebbe veramente irreparabile.

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