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Tra aumento del lavoro in nero e pace fiscale: spunti e riflessioni.


Secondo stime ufficiali dell'Inps sono 11 i miliardi di euro che vengono evasi ogni anno in Italia dai contributi pensionistici.

Questo dato fa riflettere ulteriormente se si pensa che esso si riferisce esclusivamente ai lavoratori dipendenti, non considerando dunque quelli non versati dai lavoratori autonomi. Analizzando i dati emerge che fra il 2012 e il 2015 (prima della riforma Poletti) l'aumento del lavoro irregolare era del 5,1%.

Nel 2017 i dati non sono ancora omogenei ma si suppone un giro di affari irregolare di ben 320 miliardi di euro, ovvero il 19,2 % del nostro Pil.

Perché questo dato preoccupante è in continua crescita?

I lavoratori onesti come dovrebbero reagire a questa ondata di cattiva gestione e di frode?

Le cause sono molteplici, la prima è sicuramente legata al fatto dell'accentramento dei poteri sotto il ministero del Lavoro dopo la riforma Poletti.

Per esempio, se prima, di fronte ad una situazione di allarme l'ispettore poteva decidere nel giro di poco tempo se effettuare o meno un controllo a sorpresa, oggi non è più possibile visto che è necessaria l'autorizzazione di vari enti del Ministero che allungano sensibilmente i tempi.

Quest' ultimo contribuisce al rischio di fughe di notizie sulle imprese da ispezionare ed alla conseguente "pulizia"dei documenti irregolari da parte dei titolari delle attività.

Un'altra causa che incide è il taglio degli ispettori dell' Inps, infatti con il jobs act chi va in pensione o passa ad un altro incarico non viene sostituito.

Dal 2014 ad oggi si sono persi più di 300 ispettori e perciò il numero

dei controlli è drasticamente diminuito.

I software usati sia da Inps che da Inail per verificare la regolarità dei versamenti contributivi sono molto avanzati da un punto di vista tecnologico ed il ministero non riesce paradossalmente a gestire le molte informazioni che arrivano, confermando l'inadeguatezza degli strumenti che esso dispone al fine del contrasto del fenomeno.

Si parla troppo poco sia sui giornali che sui principali notiziari televisivi di quanto l'evasione contributiva tolga soldi alle pensioni di tutti noi e lo Stato con la riforma in vigore invece di potenziare l'attività ispettiva ha ottenuto l'esatto contrario.

L'accentramento delle attività di controllo sta fallendo ed i numeri certificano che sarebbe più opportuno e corretto affidare questa mansione all'Inps che ha le competenze e gli strumenti informatici per farlo.

Tirando le somme, ancora una volta, una riforma di significativa importanza è stata implementata senza la predisposizione di una base fondamentale necessaria al funzionamento della stessa.

Parlando di pace fiscale, negli ultimi 45 anni sono stati emessi una quarantina di condoni o come "tecnicamente" vengono chiamati chi le propone, sanatorie.

Ogni forza politica ha sempre introdotto un punto riguardante la cosiddetta pace fiscale ed anche l'attuale governo, nonostante la campagna elettorale definita del cambiamento dei due leader Di Maio e Salvini, ha confermato la precedente regola.

Le numerose polemiche che sono state fatte negli ultimi giorni, oltre che per l'appena citata campagna elettorale, hanno avuto come comune denominatore la critica a tempi e modi di pagamento dei debiti.

Dal 2000 ad oggi (secondo fonti del Mef), sono circa 7 milioni i soggetti che hanno aderito ai condoni, suddivisi in 4 milioni e 350 mila aderenti a quello del 2003-2004, circa 1 milione e mezzo per la rottamazione delle cartelle esattoriali del 2017 ed il restante distribuito tra scudi fiscali del 2001-2002 e 2009-2010 e rottamazione bis delle cartelle.

A chi conviene questa pace fiscale?

Prima di tutto va ricordato che secondo i calcoli del nostro Ministro dell'Economia questo pacchetto è destinato a far entrare nelle casse dello Stato circa 8 miliardi di € in 5 anni.

I contribuenti avranno molto presto una vasta scelta di possibilità per fare pace con l'Agenzia delle Entrate e con il fisco italiano.

In sintesi: rottamazione delle cartelle esattoriali, stralcio delle mini cartelle fino a 1.000 € dal 2000 al 2010, chiusura sia di accertamenti che di avvisi di rettifica che non siano stati già impugnati, chiusura delle liti tributarie pendenti, possibilità di integrare ex novo la dichiarazione fiscale in caso di controllo dell'amministrazione al fine di correggere in modo molto "spontaneo" la propria dichiarazione dei redditi.

Facendo riferimento alla bozza di legge si riporta l'ambizione di ricostruire un vero e proprio rapporto con il fisco basato sulla reciproca fiducia tra i cittadini e lo Stato.

Sulle imposte dovute non vengono applicati sconti ma sui debiti, sanzioni e interessi viene data la possibilità di pagamento dilazionato in 10 rate per 5 anni con l'applicazione di una maggiorazione molto bassa del 0,3 %.

Quest'approccio è totalmente coerente e continuo rispetto ai precedenti governi Renzi - Gentiloni, dove si pagavano le imposte dovute e si otteneva lo stralcio di sanzioni ed interessi.

Solo in due occasioni per adesso sono previsti sconti sulle imposte: mini cartelle fino a 1.000 € al fine di una pulizia dei magazzini dell'agenzia della Riscossione, (dove i debiti di piccola taglia riguardano più del 50% delle giacenze), e liti pendenti dove è prevista la riduzione dell'imposta tenendo conto dell'andamento del contenzioso, (ovvero per chi ha già vinto nel processo di primo grado pagherà la metà degli importi richiesti, per chi ha vinto in secondo pagherà solo un terzo).

Ci sono già stati tentativi per ampliare i confini del perdono fiscale, facendo innalzare ancora di più il livello di tensione presente per il delicato momento politico che stiamo vivendo.

Il governo assicura che non ci sarà nessun tipo di indulgenza verso gli evasori ma semplicemente un aiuto ai cittadini in difficoltà.

Così come in passato, anche stavolta quest'operazione lascia delle perplessità: va a riguardare indiscriminatamente sia chi in reale difficoltà che chi realmente colpevole di evasione, e crea l'ennesima illusione che un punto di ripartenza onesto sia una pace fiscale, intrisa però di illegalità.

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