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Il ritorno alla lira: costi e analisi di un'eventuale rottura dell'Euro.

November 30, 2018

 

Un'eventuale uscita dall'euro senza dubbio ha costi sicuri ed immediati certificati da alcuni dati certi.

 

Auto-eliminarsi dall'Eurozona non solo non sarebbe una soluzione per la debolezza della crescita italiana ma si potrebbe trasformare in un moltiplicatore di problemi.

Il libro di Carlo Stagnaro - Cosa succede se usciamo dall'euro anticipa alcune riflessioni che gettano alla luce aspetti meno conosciuti di un'eventuale ritorno alla lira.

 

Senza dubbio è vero che nell'ultimo Euro barometro il 51% degli italiani non ha fiducia nelle istituzione comunitarie, ed è giustissimo affermare che in passato l'authority Europea ha adottato delle politiche economiche molto discutibili, consolidando la teoria che denuncia ancora oggi una mancanza identitaria politica comune nei paese dell'Unione Europea. 

Sebbene perciò la governance dell'Eurozona debba essere riformata, non solo l'euro non può essere assunto come capro espiatorio dei nostri problemi, ma anzi rappresenta un'ancora di sicurezza del Paese. 

 

 

1- PRESTITI DIFFICILI E PRODUZIONE A RISCHIO PER LE IMPRESE: 


Banche e aziende subirebbero una regressione dovuta sia dal difficile accesso ai finanziamenti per le imprese che dalla difficoltà di poter adempiere ai propri obblighi per gli istituti di credito, specie se in euro o altra valuta estera. 

 

 

Il nostro sistema produttivo, al contrario della tesi dei no-euro, verrebbe stroncato da un'eventuale ritorno alla lira perché al Sud le imprese sono mediamente di piccole o piccolissime dimensioni, con scarsa presenza di esportazione, quindi il Mezzogiorno non potrebbe beneficiare dei presunti vantaggi della svalutazione della moneta ma, sarebbe al contrario colpito dai prezzi in aumento.

Il turismo non riuscirebbe a trarne alcun vantaggio, basti pensare all'introduzione di limiti alla libera circolazione delle persone all'interno del paese (vedi quello che sta accadendo in Gran Bretagna con la Brexit).

Per quanto riguarda le industrie esportatrici del Nord Italia, la leva monetaria che transiterebbe si trasformerebbe sostanzialmente in un boomerang finanziario che non riuscirebbe a bilanciare la perdita di accesso ai principali mercati europei.

 

2 - FASCE DEBOLI MAGGIORMENTE COLPITE:

 

Prendiamo un esempio lampante a conoscenza di (quasi) tutti: la crisi della Grecia. 

Nel luglio del 2015 nelle strade di Atene risuonavano forte gli slogan anti Europa che accusavano i poteri di Bruxelles di aver svuotato le casse dello Stato ellenico e reso più povera la popolazione.

Senza entrare troppo nella questione Grecia perché non basterebbe un libro per argomentarla a sufficienza, possiamo ribadire che l'Unione Europea poteva reagire meglio successivamente alla crisi del Paese, adottando misure più adeguate.

Non va scordato però il motivo principale per cui la Nazione ha avuto la crisi: la falsificazione dei bilanci nazionali, che molto probabilmente senza una rettifica dura europea avrebbe portato a conseguenze ben più gravi di quelle viste. 

 

Davvero far parte dell'Unione monetaria Europea è così penalizzante? 

Lasciando stare gli Stati Uniti di America che si sono ripresi paradossalmente l'anno successivo alla crisi economica del 2008 e che hanno una potenza economica non comparabile alle forze singole dei paesi europei, la maggioranza degli Stati ha già recuperato il livello di ricchezza pre-crisi.

Questo sarebbe successo lo stesso, a parità di condizioni, se non fosse esistita un'unità economica?? 

 

Lecito è chiedersi anche il perché l'Italia non cresca come gli altri Stati (nel 2017 l'1,4 %, la metà della media dell'area, contro il 3,1 % della Spagna, il 2,7 % del Portogallo, il 2,2  %della Germania e l'1,8 % della Francia dati BCE).

Questo dato negativo non è dato dalla nostra presenza nell'Eurozona, ma dal fatto che non riusciamo ad investire nei nostri giovani, non riusciamo ad investire in infrastrutture ed in settori come la ricerca e lo sviluppo (21 miliardi di € nel 2016 contro i 92 della Germania fonte Sole24ore).

 

A farne le spese di un'eventuale uscita sarebbero i cittadini a basso reddito che non hanno modo di ottenere forme di indicizzazione sull'inflazione perciò paradossalmente pagherebbero il conto più salato. 

 

 

3 - SVALUTAZIONE DEL 30 % DEI MERCATI : 

 

Se il ripristino della lira avrebbe un beneficio iniziale del 20 % circa con un export avvantaggiato, successivamente i costi dell'uscita dall'Euro sarebbero immediati.

L'Italia si trasformerebbe in un mercato privo di fiducia da parte degli investitori esteri, basti pensare a quello che è successo recentemente con le sole dichiarazioni di alcuni nostri Ministri.

Minore credibilità in un'economia globalizzata significa più problemi nell'accesso ai mercati e più costi a condizioni peggiorative rispetto alle attuali.

 

 

4 - MINORI RISPARMI 

 

Il rapporto debito/Pil finirebbe per aumentare poiché dalla finanza pubblica europea, con l'uscita dall'euro, non arriverebbe nessun finanziamento.

Inoltre troveremmo una grossa difficoltà nel rinnovare il debito ogni volta che i titoli arrivano a scadenza. 

Gli stipendi, le pensioni ed i risparmi subirebbero una diminuzione del loro potere di acquisto grazie alla svalutazione del valore della nuova moneta, all'aumento della benzina e di tutti i prezzi interni.

 

Dagli studi dell'economista Natale D'amico (ex Banca di Italia) si evince che: calcolato un peso delle importazioni di circa 1/3 del prodotto e ipotizzata una svalutazione del 30 % arriveremmo ad avere un inflazione di circa il 7,5% (attualmente quella media del 2018 è l'1,1% fonte CPI).

Avremmo una riduzione del rapporto tra debito/Pil che misurerebbe il 124 percento contro l'attuale 133 percento (sempre secondo gli studi effettuati) ma con il valore dei risparmi degli italiani in diminuzione del 7,5%.

Sappiamo che il risparmio totale privato italiano ammonta a quasi 3 mila miliardi di € perciò per avere l'ordine di grandezza: se nel 1992 il prelievo forzoso del Governo Amato riguardava solo i depositi bancari ed impattò con un'aliquota dello 0,6 percento, qui l'aliquota sarebbe 12,5 volte tanto e riguarderebbe non solo i depositi ma anche i titoli di Stato e le obbligazioni emesse in Italia. Facendo i calcoli, secondo i Conti finanziari della Banca d'Italia, un'inflazione del 7,5 per cento ridurrebbe il valore di 225 miliardi di €....

 

Siamo proprio sicuri che uscire dall'euro sia la panacea dei nostri mali??

 

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