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I salvataggi alle banche italiane: spunti e riflessioni

January 29, 2019

 

Con l'ultimo di Carige, i salvataggi dello Stato verso gli Istituti di credito sono giunti a quota 12.

La banca ligure è stata commissariata il 02/01/19 dall'organo di vigilanza della Bce che ha accettato il testo del provvedimento del governo Conte, il quale assicura una garanzia pubblica di 3 miliardi di € sulle nuove obbligazioni e 1,3 per una eventuale ricapitalizzazione.

 

I tre commissari, il presidente uscente Modiano, l'amministratore delegato Innocenzi e l'esperto legale Lener hanno affrontato l'emergenza della mancata ricapitalizzazione del socio di maggioranza (Malacalza). 

La paura dei depositanti è aumentata dopo il commissariamento della Bce che è stata necessaria vista la situazione molto grave.

 

Carige a differenza del caso di  Veneto Banca è ancora solvibile, anche se si dovranno alleggerire 2,8 miliardi di crediti residui.

Ogni volta che assistiamo però ad un salvataggio di una banca, emerge con molto sconforto l'incertezza della normativa europea.

L'uso dei soldi pubblici per il recupero è spesso una necessità per qualsiasi governo di qualsiasi colore, non c'è scelta o possibilità alternativa, perché il risparmio è uno dei beni pubblici e se manca la fiducia dei correntisti verso una banca di spessore si crea il così detto effetto "boomerang" nei confronti di altri istituti, la storia ci insegna questo.

 

Per ricordare gli altri 11 salvataggi dobbiamo fare un piccolo passo indietro, basti pensare che il primo è avvenuto solamente nel 2016 con Banca Popolare di Vicenza, entrò in crisi nel segno della presidenza di Gianni Zonin ,fino all'entrata in Intesa.

Nello stesso anno si sono registrati altri 5 salvataggi:

Veneto Banca affondata dalla gestione di Vincenzo Consoli, Banca delle Marche acquisita da Ubi dopo la sconsiderata gestione di Massimo Bianconi, Cassa di Risparmio di Chieti tradita da una governance inadeguata anch'essa passata ad Ubi, così come la Banca Popolare dell'Etruria e Lazio ed infine la Cassa di Risparmio di Ferrara imbrogliata da sbagliati investimenti immobiliari.

 

Nell'anno seguente (2017) abbiamo assistito ad altri 4 salvataggi: la più celebre è quella del Monte dei Paschi di Siena che dopo una lunghissima crisi è stata costretta a chiedere l'intervento dello Stato che apportò il 68% di liquidità nei conti della banca. 

Seguirono quella della Cassa di Risparmio di Cesena che venne acquisita dai francesi di Crédit Agricole, Cassa di Risparmio di Rimini, Cassa di Risparmio di San Miniato terzo polo del Progetto Fellini che fu salvata per ben tre volte grazie a Giampiero Maioli ed infine nel 2018 abbiamo assistito al recupero del Credito Valtellinese che è diventato partner assicurativo di Crédit Agricole.

 

Il dubbio che questo meccanismo non funzioni è forte.

Le banche sono caricate di un peso troppo imprevedibile, sopratutto per quelle quotate in borsa perché non possono stabilire i fondi di riserva da porre in bilancio, alimentando l'incertezza dei possibili falsi nello stesso.

Molte banche estere operanti in Italia hanno posto questo quesito infatti senza avere una risposta dagli organi di competenza. 

La tutela per i risparmiatori dovrebbe essere maggiore, sopratutto snellendo e portando più chiarezza alla complicata e poco chiara normativa in essere: basti pensare alla vicenda della definizione dei depositi strutturati, alle coperture del rischio garantito, ai modi di costituzione delle riserve finanziarie per gli interventi...un vero pozzo senza fine!!!

 

Troppo spesso il nostro bellissimo paese lo rendiamo complicato con normative legate a scenari economici che non hanno molto a che fare con la situazione nostrale attuale, troppo spesso in Italia interessa un'idea solo se proviene da chi ha un potere politico specifico senza considerare gli effetti reali sui cittadini 

 

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