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Rally di gennaio in borsa: fiducia per il 2019?


Nel primo mese del 2019, secondo Bloomberg, hanno avuto un rialzo del 6/7 % dopo un 2018 in perdita.

Wall street ha messo a segno + 7 % sui listini globali ed è tra i migliori esordi degli ultimi tre decenni.

La non eccezionalità del mini rally sta nel fatto che solamente il mese precedente (dicembre 2018) era stato il peggiore dal 1931.

La volatilità del mercato rappresentata dalla tendenza di riassorbire gli eccessi di negatività non fa pensare ad un vero e proprio rally, anche se in finanza niente è matematicamente deciso.

Un rimbalzo tecnico semplice e temporaneo è alle porte oppure ci sono le basi per una ripresa più duratura??

Gli amanti dei numeri ricorderebbero che negli ultimi 70 anni un gennaio in rialzo per la Borsa americana è stato di buon auspicio per l'84% dei casi per l'intero anno, con performance medie dell 11,5% negli ultimi 11 mesi successivi.

L'anno appena passato a sua volta va contro a questo dato: Wall Street dopo un brillante 5,5%, si è abbattuta sul "muro degli orsi" chiudendo a fine anno a -6,2%.

I fattori concreti personalmente li ritengo più importanti dei numeri:

il rimbalzo di gennaio ha spazzato via i troppi pessimisti raggiunti nell'ultimo trimestre del 2018.

I riferimenti sono oggettivamente cambiati: se si estrapolano le ultime dichiarazioni di Powell, si evince chiaramente che è stata ribaltata la linea che era stata presa a fine del 2018.

Il presidente della Banca Americana, dichiarando di essere paziente e flessibile nel percorso di normalizzazione della politica monetaria, ha lasciato intendere che ci sarà una pausa nella risalita dei tassi probabilmente di durata di qualche trimestre.

In passato in altre quattro occasioni( 95-97-06-15) quando la Fed ha congelato la stretta monetaria dei tassi di interesse, i listini azionari sono saliti sempre per altri dodici mesi.

Quest'ultimo dato è più che una prova per essere ottimisti, non solo per gli analisti e amanti dei numeri, ma anche per le persone che amano la concretezza.

La Banca popolare cinese a sua volta cerca di mettere in atto ulteriori stimoli: il drastico calo dei prezzi petroliferi in quattro mesi è uno di questi.

L'inflazione viene trattenuta e controllata meglio rendendo meno urgente un restringimento delle condizioni finanziarie.

I fattori positivi che possono alimentare la ripresa dei corsi azionari non sono finiti qui: ne esistono almeno altri due.

Il primo è rappresentato dall'accordo vicino di Cina e Stati Uniti sui dazi commerciali.

La tregua scade il primo di marzo

e la volontà di non far saltare il banco è un aspetto fondamentale, come dimostra la reazione al caso Huawei.

Il secondo punto è un possibile miglioramento delle condizioni macroeconomiche tra Eurozona e Cina, con le banche centrali di nuovo in campo e stimoli espansivi di ottimo rilievo.

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