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Spread in calo: cosa significa per i cittadini italiani


Lo spread tra BTp e Bund (differenza decennale dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi) nei primi giorni di Luglio è in netto calo rispetto a qualche mese fa, si aggira infatti attulamente sotto i 200 punti base.

Questo dato è importante che rimanga basso sopratutto in un paese come il nostro, con uno dei maggiori debiti rispetto al PIL.

Questo che cosa vuol dire??

Lo spread indica in che misura noi cittadini paghiamo interessi rispetto al debito in essere.

Ad esempio: un aumento di 100 punti di spread costa al nostro paese nel primo anno 3 miliardi di interessi, 6 miliardi il secondo anno 9 il terzo etc etc fino alla stabilizzazione a 23 miliardi.

Prima delle elezioni nel marzo del 2018 lo spread toccava stabilmente circa 115 punti base.

Nell'arco temporale tra marzo 18 e marzo 19 lo spread è mediamente aumentato di oltre 100 punti costando perciò all'Italia già 4 miliardi di euro di interessi.

Considerando i costi stimati delle ultime manovre (10 miliardi reddito di cittadinanza e 1,5 flat tax per p.iva) possiamo affermare che il 35% di tali spese erano già rientrate se lo spread fosse rimasto costante sui 115 punti di marzo 2018.

Data la mole di debito pubblico, come affermato in precedenza lo spread non è solo un indicatore lontano dalla vita reale, perché se questo è alto penalizza ancora di più aziende, cittadini e istituti di credito.

In che modo??

I costi di finanziamento sono maggiori perciò i margini di guadagno per le aziende saranno minori con conseguenti possibilicrisi di liquidità.

Maggiori tasse e meno spesa per i consumi in un'economia dove è tutto molto fermo e stagnante come evidenziato dalla percentuale di crescita del PIL del nostro paese.

Un calo dello spread fa guadagnare sui titoli pubblici in bilancio le banche è vero, ma questo deriva anche dal fatto che siamo uno dei pochi paesi in Europa a pagare rendimenti positivi su debito con i tassi molto bassi.

Di fatti gli istituti di credito non guadagnano più dall'attività di intermediazione creditizia, dove il margine di business è quasi nullo.

Le banche non per caso si stanno "buttando" su altre tipologie di guadagno come l'offerta assicurativa diversificando il proprio know how.

La domanda e l'offerta è alla base di un meccanismo economico di un paese. L'italia per gli investitori esteri rappresenta tutt'oggi un rischio proprio per la sua situazione economico finanziaria.

Tra gli indicatori di rischio lo spread è importante e viene preso in considerazioni dai grossi advisor finanziari.

Questo per dire che indirettamente lo spread basso, può portare anche una maggiore attrazione da parte di imprenditori esteri che hanno intenzione di investire nel nostro territorio.

Una domanda bassa ed un rischio alto è sintomo di poca possibilità di lavoro e di sviluppo.

I primi a risentirne sono i cittadini di ceto medio e basso già abbondantemente penalizzati in passato da politiche economiche folli.

Lo spread perciò non rappresenta solo un indicatore complesso per i pochi esperti di finanza ma, ci dice di quanto il caro vita può aumentare e ci fornisce anche in parte il benessere o meno economico della nazione...servirebbe più semplicità per far comprendere ai cittadini i VERI problemi della nostra Italia.

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