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5 motivi per cui non lasciare il TFR in azienda.


Un lavoratore dipendente, al momento della firma del contratto, dovrà entro sei mesi decidere se lasciare il proprio TFR in azienda, oppure accendere un piano pensionistico integrativo e farlo versare in quest'ultimo.

Prima di tutto che cosa è il TFR ?

Il TFR - trattamento di fine rapporto è una porzione di stipendio che spetta al lavoratore dipendente al momento della cessazione della relazione occupazionale con un'azienda.

L'importo è accantonato ogni anno dal datore di lavoro versando una quota pari al 6,91% della retribuzione annua lorda più la rivalutazione.

Proverò a spiegare in 5 punti il perché è consigliato sottoscrivere un piano pensionistico integrativo privato e fare versare il TFR in tale fondo:

1- Destinare il proprio TFR- trattamento fine rapporto in un fondo pensione conviene prima di tutto perché la forma di previdenza integrativa è lei stessa una modalità di risparmio vantaggiosa.

I giovani che iniziano ad alimentare tale piano, anche solamente con la quota di TFR, potranno godere al momento della pensione di una buona forma integrativa rispetto a quella obbligatoria, eliminando il gap che diverrà sempre maggiore grazie alle povere tasche dello Stato, tra lo stipendio e la pensione percepita.

Il mercato del lavoro negli anni ha subito e subirà un profondo cambiamento, si cambia molto più spesso posto di lavoro e l'ammontare del TFR lasciato in azienda potrebbe non essere più frutto di un accumulo di 20/25 anni.

Ad ogni cambio di mansione il TFR, viene liquidato con un'alta tassazione e perciò più che si cambia occupazione più che il cumulo che ci spetta verrà diminuito dalla % di tasse non indennizzate.

2- A proposito di tasse e trattenute il TFR se lasciato in azienda è soggetto ad una tassazione maggiore rispetto ai fondi pensionistici integrativi.

Facciamo un esempio:

Ipotizziamo che il Signor Mario Rossi abbia lavorato per 25 anni nella solita azienda e che sia arrivato il momento della "sudatissima" pensione.

La quota del TFR maturata è di 50.000 €.

La prima aliquota applicata al TFR è quella IRPEF in vigore nell'anno in cui è maturato il diritto alla riscossione del TFR e si applica allo stesso moltiplicando il montante per 12 (mesi in un anno) diviso gli anni di servizio.

50.000 € x 12 / 25 = 24.000 €

A questa somma si applica l'aliquota IRPEF per lo scaglione di reddito (dal 23% al 43%) aliquota media IRPEF negli ultimi 5 anni.

Ipotizziamo 29% perciò TFR netto che spetta al Signor Mario Rossi:

24.000 € x 29 % =6.960 € quindi TFR NETTO = 50.000 € - 6960 € = 43.040 €.

Lo stesso montante TFR, se versato dal 1° anno in un fondo pensione, sarebbe ammontato al netto dell'aliquota media del 12% ad € 47.120 con una differenza di 4.080 € rispetto al conteggio precedente.

3- Il TFR versato nel fondo pensione rende nella maggior parte dei casi di più.

Non potendo avere la sfera di cristallo e constatare con certezza il futuro, così come ogni investimento d'altronde, i dati fondamentali restano i numeri.

Qui di sotto i rendimenti presi dalla tabella della COVIP nella relazione annuale nel 2017:

Prendendo in confronto i PIP a gestione separata (senza troppe oscillazioni finanziarie) e quelli lasciati in azienda rappresentati dall'ultima riga la differenza totale nei 10 anni è di 6,8 % in più, quindi quasi lo 0,7 % annuo.

4 - I piani integrativi pensionistici costituiscono un patrimonio autonomo e separato rispetto a quello delle banche, imprese di assicurazioni o sgr dove si è aderito.

Questo consente e garantisce l'intoccabilità del capitale nei casi di fallimento del gestore o pignoramento di eventuali creditori verso l'aderente.

Nel caso in cui si preferisce lasciare il TFR in azienda, in caso di fallimento della stessa il pagamento del trattamento spetta ad un fondo di salvaguardia presso l'INPS.

Il problema è che i tempi per la riscossione spesso sono lunghissimi e la burocrazia è tanta.

Infatti per poter ottenere il TFR dal Fondo di Garanzia bisogna presentare prima la richiesta di ammissione al Curatore fallimentare, poi bisogna attendere l'udienza del giudice in cui si accerti il credito verso il lavoratore e il relativo decreto di accoglimento della domanda.

Infine si deve inviare copia di questa documentazione più un'altra domanda all'INPS la quale deve essere arricchita da una serie di documenti che fanno perdere altro tempo al soggetto che in tutto ciò ha perso il lavoro.

5 - Ultimo punto non per ordine di importanza è l'anticipazione o il riscatto parziale.

L'anticipo di una parte del TFR lasciato in azienda si può chiedere solo per una volta.

Nel fondo pensione invece esiste la possibilità di richiederne una parte anche per più di una volta.

Per le spese sanitarie si può chiedere il parziale anticipo (se lasciato in azienda) fino ad un massimo del 70 % della posizione maturata ma solo dopo 8 anni di servizio.

Per quello tenuto su un fondo pensione integrativo la percentuale sale al 75% e non ci sono vincoli di tempo.

Per quanto riguarda l'acquisto di una prima casa per sé o per i figli la situazione è la medesima rispetto alla precedente per il TFR lasciato in azienda. Per le spese di ristrutturazione della prima casa non sono possibili anticipi.

Sul piano pensionistico si può richiedere fino ad un massimo del 75% maturato decorsi 8 anni dalla decorrenza del contratto comprendendo anche le spese di eventuali ristrutturazioni.

Per qualsiasi altra esigenza non sono previste anticipazioni se tale quota viene lasciata in azienda.

I fondi pensioni integrativi invece permettono,decorsi 8 anni, un anticipazione massima del 30 % della posizione maturata.

Inoltre prevedono il riscatto totale in caso di invalidità permanente che comporti la riduzione della propria capacità lavorativa a meno di un terzo.

Analizzando questi punti si può comprendere che per la tutela propria e dei propri cari è sempre più importante affidarsi a dei consulenti preparati, che hanno la professionalità per consigliare le scelte migliori e che possono preservare nel tempo una certa tranquillità economica familiare.

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