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Pir: il nuovo governo ha in mano il loro destino

September 11, 2019

 

Riprendendo l'articolo della settimana scorsa su"Plus 24", la rubrica del Sole 24 Ore in edicola ogni sabato, si palesa il fatto che la modifica apportata sui piani individuali di risparmio il 07 marzo 2019 con la legge di bilancio, abbia portato solo a deflussi record. 

A luglio si registrano disinvestimenti pari a 150 milioni di euro e da inizio anno la raccolta è in negativo per quasi mezzo miliardo di euro. 

ll principale vantaggio per chi investe soldi in questi piani, è rappresentato dal fatto che dopo 5 anni viene riconosciuto l'esonero dal pagamento delle imposte sugli eventuali rendimenti conseguiti.

I Pir investono il 70% in strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee con stabile organizzazione in Italia, di questo 70% il 30% deve andare a PMI non incluse nell'indice FTSE Mib. 

 

I mercati di fine 2018 hanno fatto registrare uno scossone negativo a carattere generale, anche i piani individuali di risparmio non sono stati da meno, basti pensare che la perdita per tutti i fondi è stata a due cifre con punte del 18%. 

Molti investitori hanno abbandonato perché non sono riusciti a mantenere i nervi saldi vedendo perdite ingenti, preferendo anche disattendere l'orizzonte temporale previsto al momento dell'investimento.

 

La revisione della normativa dei Pir ha alimentato inoltre una cattiva pubblicità che già di per sé era pessima, visti i numeri descritti in precedenza. 

Il governo giallo verde con la legge di bilancio del 2019, con lo scopo di far transitare maggior denaro degli aderenti verso le piccole medie imprese italiane, paradossalmente ha affossato questi strumenti.

Infatti questa prevedeva che nel 70% dell'investimento il 5% fosse destinato in titoli negoziati su sistemi multilaterali e altri 5% in venture capital. 

Quest'ultimi sono fondi ad alto rischio ma che possono dare un buon guadagno che le finanziarie delle aziende dovevano lanciare, per aiutare al sovvenzionamento di nuove start up italiane.

Ad oggi nessuna società ha creato questi fondi, perciò i nuovi investitori che volevano accendere questo tipo di piano, non hanno potuto farlo.

 

Il nuovo governo nascente giallo rosso avrà dunque la responsabilità di rivedere, quanto meno l'impianto normativo dei Pir.

Solo il tempo e la volontà politica stabiliranno se avrà ancora senso investire e credere in questi strumenti, oppure per l'ennesima volta rassegnarsi all'inefficienza del sistema italiano.

 

Riproduzione Riservata 

 

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