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Ancora troppo innamorati del contante: il sistema non aiuta esercenti e cittadini.


In Italia nonostante il dato positivo, dell'accelerazione dei pagamenti elettronici, siamo ancora troppo innamorati del contante.

Nel 2018 il numero delle transazioni economiche senza contante è cresciuto quasi del 7 % rispetto al 2017 (dato osservatorio carte di credito).

Il volume complessivo è aumentato del 4,7 % anche se si è ridotto l'importo medio annuo (da 1.501 € a 1.418 €).

Analizzando e soffermandosi ancora sui dati un altro segno record si è registrato sugli importi transati con carte di credito, oltre 80 miliardi di valore. Sono cresciuti anche i numeri per quanto riguarda le transazioni con carte prepagate .

Nonostante questi valori possono sembrare positivi, il confronto internazionale con altri paesi dell'Unione Europea è al di sotto della media.

L'italia nel confronto Pil/carte di pagamento si posiziona al 24 esimo posto su 28, dove il contante in circolazione rappresenta l'11,6 % del Pil, mentre nel Nord Europa si arriva ad un dato che circa l'8 %.

La possibile soluzione di applicare una maggiore tassazione sul contante prelevato andrebbe ad agire solamente su persone di età avanzata, che non sono abituate ad utilizzare carte di pagamento elettroniche ma che non rappresentano la fetta di evasori fiscali.

I soggetti mafiosi che illecitamente riciclano denaro sporco, non sarebbero colpiti da questa misura, visto che i soldi contanti non passerebbero di certo a depositarli negli istituti di credito.

Una riflessione invece andrebbe fatta sulle società di capitali. Sarebbe opportuno da parte delle forze politiche soffermarsi a pensare che per incentivare l'utilizzo dei pagamenti elettronici, sarebbero importanti dure campagne contro l'evasione fiscale.

Una buona base di partenza potrebbe essere quella di incentivare diversamente i dirigenti dell'Agenzie delle Entrate. Oggi quest'ultimi prendono economicamente un compenso sulle anomalie contestate dei bilanci delle società di capitali, invece che sulle incassate. Cambiando il sistema degli incentivi anche i controlli sarebbero effettuati in modo più attento e scrupoloso, accompagnando a tale misura una pena giuridica più severa.

Creando regole chiare e tecnicamente non discutibili, si potrebbe più facilmente sviluppare anche un'sistema di disincentivazione all'uso del contante, grazie anche a manovre finanziate dall'incasso maggiore di tasse incassate da una evasione più bassa. Ad esempio un rimborso di una parte dell'aliquota sui pagamenti elettronici, sia per gli esercenti che per i clienti e ad un azzeramento di costi delle commissioni bancarie sulle transazioni effettua digitalmente.

I proprietari di partita iva, su tali transazioni si trovano a pagare degli oneri esorbitanti:

- Costo per l'installazione del Pos;

- Canone mensile che varia a seconda dell'istituto di credito da 15 a 20 euro + iva;

- Canone a transazione: sono quei costi che vengono richiesti dalle banche per ogni transazione economica effettuata tramite bancomat o carta di credito applicati anche sui piccoli importi. Ad esempio se un cliente paga 10 euro con il bancomat l'esercente paga una commissione di 10 centesimi che costituisce sempre l'1% dello valore. Questo sommato all'oneroso sistema fiscale italiano e al costo della vita sempre più alto, rappresenta una condizione disincentivante all'utilizzo dei pagamenti elettronici;

- Canone Pos in percentuale: costo che si applica in percentuale in base all'importo della transazione. L'esercente paga sul valore della transazione che ha eseguito, una percentuale in base al tipo di circuito.

Nell'era della rivoluzione industriale 4.0 dettata dalla tecnologia, la strada da fare è ancora tanta, la cosa triste è che purtroppo la politica moderna preferisce i voti degli evasori fiscali, rispetto al cambiamento di un'sistema che risulta deleterio per i cittadini onesti e poco trasparente per l'intera comunità.

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