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Popolare di Bari: ennesimo salvataggio ai danni dei risparmiatori

L'ennesimo salvataggio di una banca italiana riapre inesorabilmente un capitolo buio e triste della nostra storia.

A metà dello scorso mese anche la Banca Popolare di Bari è finita sotto l'ombrello dei salvataggi del governo.

Sono 900 i milioni di euro che l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti verserà nelle casse dell'istituto di credito pugliese.

Fondata nel 1960 grazie a 76 soci, la Popolare di Bari entrò a far parte fin da subito tra le 10 maggiori banche popolari.

La crisi vera e propria del gruppo iniziò nel 2014 quando rilevò la Cassa di Risparmio di Teramo, proprio in quell'anno segnò 750 milioni di euro di perdite.

Il peggioramento proseguì nel 2018, quando le perdite aumentarono di altri 420 milioni di euro, fino ad arrivare al commissariamento della Banca d'Italia del 13 dicembre del 2019.

I motivi della crisi

Nel 2014, visto il miglioramento dei conti dell'anno precedente, Bankitalia autorizzò l'acquisto di Banca Tercas (Cassa di risparmio di Teramo) non senza attirarsi numerose critiche di varia natura (inerenti in particolar modo i 330 milioni messi sul piatto dal FITD).

Nel 2015 l’Antitrust europeo si scagliò contro tale operazione sostenendo che l’istituto aveva violato la normativa sugli aiuti di Stato (decisione che è stata annullata qualche mese fa sollevando qualche perplessità).

Sempre nello stesso anno si ridusse anche il valore delle azioni della banca, che da 9,53 si abbassò a 7,5 euro.

Nel 2017 l'istituto tentò più volte di avvicinarsi a qualche player più importante, facendo sospettare più di qualche esperto nel mondo della finanza.

Infatti nel 2018 fu resa pubblica la perdita di circa 430 milioni di euro nell'esercizio stesso, entrando nell'anno passato con molti grattacapi.

Gli scontri tra l'ad De Bustis ed il presidente di Bankitalia sono stati solo il preludio di quello che poi è successo i mesi successivi: l'aumento della crisi e il commissariamento.

I numeri tristi

Sono quasi 70 mila gli azionisti colpiti da questa crisi.

Le storie di queste persone sono molto simili tra di loro: tutti accusano la banca di aver approfittato della loro poca esperienza, facendoli firmare investimenti rischiosi in un momento buio peraltro conosciuto dai dipendenti.

Molte testimonianze addirittura riportano come chi vendeva tali prodotti, rassicurava i clienti promettendo loro di poter tornare a disporre dei soldi quando volevano.

Molti di loro hanno perso i risparmi di una vita come due coniugi di 81 anni di Bari, che hanno investito 230 mila euro in azioni della banca.

Si sono fidati di personaggi che ritenevano a conoscenza della loro situazione familiare, che invece si sono rivelati veri e propri truffatori.

In attesa di capire come andrà a finire, ci sono nel frattempo famiglie intere che hanno assistito alla distruzione delle proprie fatiche lavorative e allo sgretolarsi di sogni, semplicemente per una mala gestione di qualche manager che probabilmente finirà impunito. Speriamo che almeno questa volta ci sia la dignità di non insabbiare tutto, come è successo in passato con Monte dei Paschi.

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