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Trump e il boom dell'economia statunitense: i numeri letti sotto una lente di ingrandimento.


Nel 2018 solo pochi amministratori di grandi imprese si preoccupavano dell'ambiente e delle conseguenze che i cambiamenti climatici potevano arrecare al loro business.

Le misure che Trump prometteva riguardanti i tagli delle tasse ai miliardari, avrebbero permesso alle imprese di inquinare l'aria che respiriamo, far aumentare i cittadini statunitensi dipendenti da droga e fare degli intrallazzi finanziari di cui solo oggi si vengono a sapere i contorni.

Ascoltando molti amministratori delegati che continuano a parlare di

pil in crescita e delle quotazione azionarie americane ai massimi storici, affermare che l'economia sociale statunitense stia sensibilmente peggiorando potrebbe risultare una notizia non veritiera.

In realtà analizzando i numeri è la teoria inversa ad essere molto più fondata.

Infatti, il problema è che né il pil né la borsa sono un buon modo per valutare le prestazioni economiche di un paese.

Nessuno di questi indicatori ci rivela cosa succede ai cittadini comuni, in realtà le prestazioni economiche degli Stati Uniti negli ultimi quattro anni ci dicono che non bisogno fidarsi di questi parametri.

Per leggere correttamente la salute economica di un paese occorre partire da quella degli abitanti.

Da questo punto di vista tra i paesi sviluppati gli Stati Uniti sono in fondo alla classifica (dati Bloomberg 2018).

L'aspettativa di vita è diminuita nel 2017 e la mortalità ha raggiunto i livelli più alti dai tempi della seconda guerra mondiale.

Trump d'altronde ha lavorato per fare aumentare il numero dei cittadini americani senza assicurazione sanitaria, in soli due anni la percentuale di persone non assicurate è salita dal 10,9 al 13,7 %.

I tagli alle tasse approvati nel 2017 produrranno in realtà un aumento delle tasse per la maggior parte delle famiglie a reddito medio e basso.

Sono tagli che riguardano solo grandi miliardari o aziende di grandi dimensioni, veniamo ai numeri.

Lo stipendio medio di un lavoratore maschio a tempo pieno è inferiore del 3 percento rispetto a 10 anni fa.

Il reddito medio reale è aumentato del 2,6 percento su scala settimanale ma, se consideriamo un periodo più lungo temporale escludendo le fasce più abbienti ( sopra i 100.000 dollari annui) il dato è di totale stagnazione: +0,4 % su base mensile (dati Bloomberg).

La crescita del pil americano inoltre non risulta essere sostenibile da un punto di vista ecologico.

Il buon vecchio Donald ha sabotato una serie di normative che non avevano superato severe analisi costi/benefici.

I numeri anche qui sono chiari. Le perdite legate ai cambiamenti climatici hanno già raggiunto negli USA, circa l'1,5 percento del pil nel 2017 (dato peggiore su base mondiale - fonte Organizzazione mondiale meteorologica Wmo).

La storia dell'economia politica insegna che quando avvengono dei tagli alle imposte si generano solitamente nuovi investimenti produttivi nel paese.

Negli Stati Uniti nonostante, la grande quantità di imprenditori ciò è successo solo in parte perché l'ondata più significativa di impiego di capitale si è registrata nel riacquisto di quote azionarie (circa 800 miliardi di dollari nel 2018 portando un deficit di bilancio record di circa 1000 miliardi di dollari nell'anno fiscale 2019).

Pochi investimenti nell'economia tangibile e non finanziaria hanno generato molti prestiti dall'estero: quasi 500 miliardi di dollari d'indebitamento annui con un aumento del 10 percento nel paese (dati Fed).

La guerra commerciale che Trump ha scatenato è stato l'ennesimo capitolo di uno scenario da campagna elettorale, oramai sempre più frequente nella politica moderna.

I numeri aiutano a capire i motivi.

Il deficit commerciale degli Stati Uniti nel 2018 infatti ha toccato il dato più alto mai registrato (-627.679 di dollari fonte Wikipedia).

Anche il deficit negli scambi con la Cina è salito di quasi un quarto rispetto al 2016.

Il tasso di occupazione per uomini e donne è cresciuto (+ 2,64 milioni) ma, meno rispetto al precedente mandato di Obama con un ritmo più basso di creazione di posti di lavoro.

Nel conteggio dei disoccupati non vengono inclusi i carcerati e i percettori di sussidi di disabilità, considerando che il tasso degli arresti è salito ai picchi massimi dal 1970 con più di due milioni di persone dietro le sbarre, il dato sulla creazione dei posti di lavoro viene considerevolmente falsato.

Anche prendendo in considerazione il pil degli Usa il giudizio su come Trump ha gestito l'economia è negativo.

La crescita dell'ultimo trimestre (periodo che doveva essere per lo stesso presidente americano di ottima prosperità) si aggira intorno al 2 percento. Dato che è di gran lunga minore rispetto a quel 6 che aveva lui stesso annunciato e previsto.

Obama aveva fatto meglio nel secondo mandato aggirandosi ad una media del 2,4.

Incertezza e prevaricazione sono i "cartellini" che Trump spilla su ogni suo discorso e su ogni sua battaglia politica.

Per la crescita economica tangibile c'è bisogno di stabilità, sicurezza e sopratutto uguaglianza come riporta anche lo stesso Fondo monetario internazionale.

Sopratutto sull'ultimo punto Donald ha fatto un lavoro opposto, ovvero quello di aumentare un gap sociale tra i sempre più ricchi e sempre più poveri.

I numeri ottimi che giornalmente ci vengono dati sono dati finanziari che spesso eludono quella che è la reale vita dei cittadini di un paese.

Caro Donald, dovresti pensare a far crescere quel ceto medio americano, che tanto ti ha portato voti nelle scorse elezioni. Oggi grazie alla tua politica economica, sappi che si trova in una posizione trascurata e buia...un po' come questi dati che non escono fuori dalle tue labbra.

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