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Coronavirus: una splendida opportunità per puntare sulle economie del futuro.

Il periodo di crisi che ci sta facendo vivere questo terribile virus, apre in realtà ad una splendida opportunità per i governi: non continuare a spendere denaro pubblico per salvare compagnie aeree o aziende petrolifere ma puntare sulle economie del futuro.

Le amministrazioni nazionali dovrebbero garantire sussidi ai lavoratori delle aziende che operano in questi settori, rimodellando l'economia futura e creando nuovi posti di lavoro in altri comparti.

La salvezza dell'umanità viene prima rispetto a giochi economici che non sono più sostenibili, non solo in tempi futuri ma anche in tempi presenti.

Gli Stati potrebbero rilevare le attività inquinanti e indirizzarle verso tecnologie pulite, in fondo se solo rispettassero la promessa di fare decidere il mercato tutto ciò avverrebbe autonomamente.

Nel 2008 a seguito della precedente crisi questa occasione fu sprecata.

Furono spese grandi quantità di denaro pubblico per garantire la sussistenza della vecchia economia inquinante.

Oggi abbiamo una seconda opportunità che per adesso non è stata colta dalle istituzioni.

Se le leggi sulla concorrenza sono deboli, solo i grossi giganti sopravvivono.

Se le industrie inquinanti rispettassero i vincoli normativi ferrei imposti, molte industrie più pulite potrebbero prosperare e dare da mangiare a tanti lavoratori.

In questo momento di crisi le industrie private colpite maggiormente sono state proprio quelle legate ai consumi inquinanti.

Queste aziende nei paesi capitalisti sono dipendenti dalle politiche economiche pubbliche.

Tutte queste per poter passare questa ondata avranno bisogno dello Stato per sopravvivere.

I governi mai come adesso tengono in pugno l'industria del petrolio esattamente come tenevano in mano le banche nel 2008.

Più di dieci anni fa i governi non riuscirono a sfruttare quella supremazia per mettere fine alle aberranti pratiche finanziarie dannose per i propri cittadini.

La Banca d'Inghilterra ha deciso di rilevare industrie come Shell e Total, ha concesso 600 milioni di sterline in poche settimane ad Easyjet, la stessa compagnia che solo pochi giorni prima aveva distribuito i propri dividenti per un importo pari a 171 milioni di sterline: debito socializzato nel pubblico ma il profitto viene privatizzato per pochi.

Negli Usa è stato approvato un piano mostruoso dove si destinano ben 25 miliardi di dollari per le compagnie aeree con un'intensa attività di estrazione petrolifera.

Trump ha cancellato leggi contro l'inquinamento escludendo nei suoi piani, incentivi a favore delle energie rinnovabili.

Questi governi sinceramente non stanno agendo nel bene del popolo e nell'interesse pubblico dei cittadini.

Un sondaggio svolto da Ipsos indica come in 14 paesi il 65 percento della popolazione vorrebbe che il cambiamento climatico sia la priorità nei piani di governo per una ripresa economica.

La vera sfida politica e democratica è rompere i rapporti tra i governatori dei paesi e i settori economici che dovrebbero chiudere secondo le semplici regole del mercato.

Il settore dei voli oltre ad essere fortemente inquinante e deleterio per il nostro pianeta è anche pienamente antieconomico per le casse pubbliche.

Molte compagnie aeree stanno in piedi grazie ai soldi dei contribuenti pubblici che ignari di tutto ciò, si ritrovano anche a pagare i biglietti per i loro viaggi.

La crisi attuale mostra che c'è ancora moltissimo da fare per modificare una traiettoria molto più disastrosa di quanto stiamo vivendo.

Quest'anno, nonostante i cambiamenti degli ultimi mesi, le emissioni di anidride carbonica si ridurranno di appena il 5,5 percento.

Secondo un'analisi delle Nazioni Unite, per scongiurare un aumento della temperature superiore a 1,5 gradi nei prossimi dieci anni la riduzione dovrebbe essere del 7,6 percento annua.

Siamo ben consci del fatto che molti lavoratori hanno un'occupazione in questi settori e che questo cambiamento significherebbe una perdita di molti posti di lavoro.

I governi dovrebbero, per evitare ciò, impegnarsi ad attuare una politica industriale completamente nuova adattando alcuni di questi posti di lavoro in altri settori.

Investire in: spazi pedonali, ciclabili, trasporti pubblici ed energie pulite.

Bisognerebbe ridurre la domanda di energia puntando sull'efficienza energetica delle case.

Riprogettare modelli urbanistici di intere città, riducendo spazio per auto e moltiplicare quelli per gli essere umani impiegando tutte le forze che attualmente lavorano in settori ad alto inquinamento.

Dobbiamo creare quella cosa chiamata: green new deal.

Dobbiamo tirare su un pacchetto di sopravvivenza dove l'obiettivo sia garantire redditi, distribuire ricchezza e salvare il nostro habitat di vita, abbandonando l'unico desiderio della crescita economica.

Dobbiamo creare una task force per applicare politiche fiscali comuni, perché il bene del pianeta viene prima del bene dei nostri portafogli.

Senza una Terra sana i nostri conti in banca saranno vuoti.

Salviamo le persone non le multinazionali.

Salviamo gli esseri viventi non i loro assassini.

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