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Disuguaglianza finanziaria: Wall Street traina il carro.


Secondo i dati rilasciati dalla Fed (Banca Centrale degli Stati Uniti d'America) il 52% dei fondi azionari e di investimento detenuti a Wall Street è in mano all'1% della popolazione americana, quella più abbiente.

In termini numerici 11.300 miliardi di dollari è il totale della "torta".

I più ricchi si spartiscono quasi 8.000 miliardi di dollari, i ceti medi (il 50 % circa della popolazione americana) i restanti 2.600 miliardi e il restante 49 % degli abitanti possiedono 160 miliardi.

La disuguaglianza finanziaria è ancora più accentuata se i dati forniti vengono letti a seconda del colore della pelle.

Sempre secondo la Fed i bianchi hanno il 91,6 % di tutti i fondi di investimento in mano agli americani.

Gli asiatici sorpassano di poco il 5 % e gli ispanici e i neri solamente l'1,6%.

I piani pensionistici privati, che negli USA sono strumenti poco utilizzati sopratutto dai ricchi, non riequilibrano molto le percentuali.

Infatti il 77 % di questi resta sempre in mano ai bianchi.

Purtroppo questi tristi dati non mentono e spiegano anche

molte manovre politiche di Trump, che negli ultimi anni ha avuto molto consenso dal ceto ricco statunitense.

Secondo i calcoli dell'economista Thomas Piketty in Europa Occidentale la percentuale di reddito totale propria è passata dal meno del 30% negli anni 80 ad oltre il 35 di oggi.

Negli USA i "compagni di conto corrente di zio Paperone" nello stesso periodo sono passati dal 35% al 50 %.

La domanda sorge spontanea perché gli Stati Uniti sta diventando la patria della disuguaglianza finanziaria?

Grazie ad un articolo ritrovato sul Sole24ore possiamo dare solo parzialmente una risposta, ad una domanda molto complessa.

Alcuni esperti puntano il dito sulla politica fiscale e sulla riduzione della progressività delle aliquote sulle imposte.

Tra gli anni 50 e 80 gli americani più facoltosi arrivavano a pagare circa il 50 % di tasse rispetto al loro reddito.

Oggi sborsano solo un quarto di quanto incassano.

Le ultime politiche economiche di Trump hanno aumentato questa disuguaglianza: la riduzione della pressione fiscale sulle imprese più ricche non genera un beneficio per la totalità del consumo.

L'articolo del Sole24Ore inoltre sottolinea come anche l'accesso all'istruzione sia di fondamentale importanza per una parità sociale e finanziaria.

I figli di chi ha già frequentato una scuola prestigiosa, negli USA sono avvantaggiati nell'ammissione.

I ricchi riescono ad avere un livello d'istruzione migliore.

Gli investimenti inoltre nella scuola pubblica sono diminuiti e chi ne fa le spese sono gli studenti provenienti da famiglie meno abbienti.

Infine è da ricordare anche la cosiddetta "supremazia degli azionisti".

Questo è il modello che predilige il soggetto che apporta il capitale di rischio, ovvero colui che ha come obiettivo il massimizzare i benefici per gli azionisti.

Ad esempio i grossi flussi di cassa che si sono generati nelle grandi aziende a seguito del risparmio fiscale indetto dalle riforme di Trump, hanno portato ad alcuni investimenti.

Quest'ultimi sono stati eseguiti maggiormente nei programmi di buyback, ovvero in capitalizzare le proprie azioni interne rispetto ad impieghi bancari.

In termini semplici: l'azienda si mette nei panni di un investitore esterno che investe in quote di mercato azionarie, l'impiego del denaro avviene però all'interno dell'impresa, decidendo così di condurre il reimpiego di risorse sul titolo proprio.In questo modo chi ha più azioni ne beneficia.

L'unica speranza e ancora di salvezza è ancora una volta il nuovo, dove con questo termine si identifica il sostenibile.

La finanza come le aziende, sopratutto se colossi mondiali, non possono guardare solo i profitti.

Esiste un mondo di responsabilità sociale, economico e ambientale che oggi è importantissimo e che gli stakeholders richiedono.

Solo alcune grandi imprese veramente stanno investendo le propri azioni in fondi sostenibili, d'altronde se anche un grande imprenditore come lo era Adriano Olivetti affermava negli anni '50, che un'azienda non può essere fatta di soli profitti, una riflessione sarebbe opportuna farla.

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