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Il divario di genere è aumentato con la pandemia.

Una mostra alla National gallery di Londra ci ricorda al momento opportuno che le donne italiane, nel corso della storia, sono state all’avanguardia del femminismo.


È dedicata alle opere di Artemisia Gentileschi, un’influente pittrice barocca. Tra le altre cose, Gentileschi fu la prima donna a entrare nella prestigiosa, e tutta maschile, Accademia del disegno di Firenze, di cui facevano parte anche Michelangelo e Tiziano. Oggi Fabiola Gianotti, la prima donna a dirigere l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare (Cern) di Ginevra, l’astronauta Samantha Cristoforetti e l’imprenditrice Miuccia Prada sono alcune delle donne italiane che stanno aprendo la strada nelle rispettive professioni. Ma come succede spesso in Italia, un paese di grandi contrasti che deve fare i conti con difficoltà economiche strutturali, la maggior parte delle donne che lavorano vive un’esperienza molto meno positiva di quella suggerita da queste storie di successo individuale.


Secondo il rapporto sul divario di genere pubblicato dal Forum economico mondiale, l’Italia è 70 esima su 153 paesi, sei posizioni indietro rispetto al 2018. Il rapporto valuta i progressi fatti da ogni paese verso la parità di genere in quattro campi: partecipazione e opportunità economiche, istruzione, salute e speranza di vita, coinvolgimento nella politica. In Italia gli asili nido sia statali sia privati sono pochi e la maggior parte delle lavoratrici deve fare affidamento sull’aiuto dei nonni, che in Italia svolgono almeno il quaranta per cento del lavoro di cura dei bambini.


Le donne faticano a scalare le gerarchie delle aziende, soprattutto nel settore bancario.

Inoltre, secondo recenti studi della Banca d’Italia e della società di ricerche di mercato Ipsos, hanno molte meno possibilità degli uomini di ottenere fondi per attività imprenditoriali. Secondo i docenti universitari di Torino e Milano che hanno curato lo studio Women’s work, housework and childcare before and during covid-19, la condizione delle donne italiane sul posto di lavoro è destinata a peggiorare, perché la pandemia di covid-19 ha fatto aumentare il lavoro domestico e di cura dei figli. Il gruppo finanziario Rabobank stima che l’economia italiana non si riprenderà dalla crisi economica causata dalla pandemia prima del 2025, quindi le possibilità che il paese riesca a ridurre gli squilibri di genere sul posto di lavoro sono scarse. “Oltre a un divario salariale storicamente alto tra uomini e donne, l’Italia paga un’impostazione conservatrice riguardo ai ruoli di genere, che scarica sulle donne quasi tutto il peso del lavoro domestico”, sostiene Paola Profeta, docente di economia pubblica all’Università Bocconi di Milano, tra le autrici del rapporto. Dallo studio, che ha usato i dati raccolti ad aprile in ottocento famiglie, emerge che in Italia un terzo degli uomini e delle donne ha smesso di lavorare durante il lockdown. Ma nell’80 per cento dei casi sono state le donne a svolgere un’ora o più di lavoro domestico al giorno. Svolta culturale Inoltre gli studi suggeriscono che questa situazione ha un effetto a lungo termine anche sulla possibilità di fare figli, perché le prospettive salariali delle donne incidono molto sulla scelta di procreare. Diversi studi suggeriscono che, dopo la pandemia, le donne devono affrontare maggiori difficoltà nel trovare un equilibrio tra lavoro, cura dei figli e faccende domestiche. “Il livello di occupazione e il tasso di fecondità sono collegati”, sostiene Profeta. “Quando le donne lavorano, ci sono più possibilità che facciano figli”. È un elemento molto importante per l’Italia, dove nel 2020 il tasso di fecondità è stato di 1,32 figli per donna, cioè al di sotto del 2,1 per cento considerato il livello necessario a un paese per mantenere la sua popolazione. Se da un lato questa tendenza riguarda tutti i paesi sviluppati, dall’altro gli esperti giudicano la situazione dell’Italia particolarmente preoccupante, visto l’enorme debito pubblico e il peso del sistema pensionistico.


Secondo Alessandra Perrazzelli, vicedirettrice generale della Banca d’Italia, “c’è bisogno di un cambiamento culturale” per affrontare gli squilibri di genere sul posto di lavoro. La politica sta adottando alcune misure per affrontarli. A dicembre è stata approvata una legge che impone alle società quotate in borsa di avere almeno il 40 per cento di donne nei consigli di amministrazione. Secondo studi recenti, le donne con ruoli di rilievo nelle aziende tendono a promuovere cambiamenti fondamentali che potrebbero poi aiutare altre donne nelle loro organizzazioni. Ma in Italia sono ancora poche. “Bisogna fare di più per far entrare le donne nel mondo del lavoro in ruoli che permettono di fare la differenza”, dice Perrazzelli. Fino a quando non succederà, la prossima generazione di donne pioniere in Italia rimarrà probabilmente un’eccezione.

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