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La crisi economica provocata dal Covid.

Secondo una ricerca dell'Economist, quotidiano britannico, la pandemia potrebbe provocare danni economici più gravi del previsto.

Da più di quarant’anni gli economisti, i governatori delle banche centrali e altri importanti personalità s’incontrano ogni agosto a Jackson Hole, sullo sfondo imponente dei monti Teton, nel Wyoming, per riflettere sulle grandi sfide monetarie del momento. Quest’anno il convegno si è svolto online a causa del covid-19. Ovviamente al centro dei colloqui c’erano le conseguenze economiche della pandemia che, secondo i convenuti, sono appena cominciate.

Come spiega uno degli studi presentati alla conferenza, è probabile che il covid-19 cambierà anche la mentalità delle persone, complicando l’impresa, già di per sé immane, di riportare in salute le economie devastate dalla diffusione di questa malattia. L’idea che una grave crisi economica possa provocare danni a lungo termine non è nuova. Fin dalla grande depressione gli studiosi hanno capito che i periodi di profondo declino possono spingere un’economia in una “trappola di liquidità”, cioè una situazione in cui le politiche monetarie annullano il costo del denaro ma non aiutano a uscire dalla crisi, e senza una potente dose di manovre di bilancio il sistema resta impantanato. Una grave recessione, inoltre, può provocare un aumento prolungato del tasso di disoccupazione, al punto che molte persone non riescono a trovare un lavoro neanche se arriva la ripresa. Quando le economie usciranno dalla pandemia, potrebbero sperimentare entrambi questi problemi.


La ricerca, però, suggerisce anche che i traumi economici possono rallentare la crescita semplicemente modificando quello che le persone si aspettano dal futuro. Ulrike Malmendier, dell’università della California a Berkeley, e Leslie Sheng Shen, della Federal reserve (Fed, la banca centrale degli Stati Uniti), hanno studiato le abitudini di consumo successive alle crisi, scoprendo che i periodi di difficoltà economica e di disoccupazione tendono a deprimere per qualche tempo i consumi delle persone, anche quando i redditi e altre variabili risalgono. I consumatori non solo spendono meno, ma tendono a comprare prodotti di qualità inferiore o scontati. I giovani sono tra i più colpiti da questa tendenza e possono contribuire a prolungare l’effetto di rallentamento dell’economia. Convinzioni rafforzate Le pandemie possono essere profondi traumi economici. In una ricerca condotta su diciannove eventi di questo tipo che risale fino al trecento, Òscar Jordà, Sanjay Singh e Alan Taylor, dell’università della California a Davis, sono arrivati alla conclusione che queste epidemie deprimono i tassi di rendimento reali per decenni. Secondo loro, questo effetto potrebbe riflettere il tributo di vite umane che le pandemie del passato esigevano e che contraeva la manodopera e riduceva il profitto sull’investimento di nuovi capitali. I ricercatori però sono convinti che anche un aumento dei livelli di risparmio da parte di famiglie diffidenti potrebbe avere un effetto depressivo sull’economia. Una nuova ricerca di Julian Kozlowski, della Fed di Saint Louis, Laura Veldkamp, della Columbia university, e Venky Venkateswaran, della New York university, suggerisce che anche il covid-19 potrebbe lasciare cicatrici economiche simili. Come spiegano gli autori, le decisioni che le persone prendono sugli investimenti sono plasmate da quello che si aspettano per il futuro.


Le loro previsioni sui rischi sono a loro volta influenzate dall’esperienza, e quando alle loro esperienze si aggiunge uno shock negativo estremo come il covid-19 è possibile che ridefiniscano completamente e per sempre le loro convinzioni. Naturalmente anche prima della diffusione del nuovo coronavirus c’era già chi pensava alla possibilità di pandemie devastanti, basandosi sugli allarmi lanciati dagli esperti. Tuttavia i danni tangibili, persistenti e profondi associati a una pandemia reale rafforzano la convinzione che un’altra crisi simile sia molto probabile. Gli autori della ricerca hanno costruito un modello per stabilire come quest’effetto psicologico possa influenzare la ripresa dalla crisi provocata dal covid-19.


Sul lungo periodo il pil potrebbe essere inferiore anche del 4 per cento rispetto ai livelli precedenti alla crisi. Secondo gli autori, le perdite associate all’obsolescenza del capitale e al cambiamento nelle aspettative sul futuro potrebbero essere fino a dieci volte maggiori del costo dello shock iniziale. E gran parte delle perdite sul lungo periodo sono dovute a cambiamenti nelle aspettative. Tassi d’interesse I traumi psicologici potrebbero complicare gravemente la risposta politica al covid-19. Un aumento dei risparmi indotto dalla prudenza e un declino della voglia di investimenti deprimeranno ulteriormente i tassi d’interesse in un momento in cui il loro livello, già molto basso, sta da tempo limitando le dimensioni della spinta economica che le politiche monetarie dovrebbero favorire. Le pandemie, inoltre, non sono le uniche crisi che potrebbero influire sulle valutazioni di rischio. Ci sono anche quelle altrettanto minacciose provocate dal cambiamento climatico. I governi hanno gli strumenti per attenuare i danni psicologici delle crisi. Spendere nelle opere pubbliche come le infrastrutture può essere utile. Lo stesso effetto potrebbe avere una solida rete di sicurezza che limiti il costo sostenuto da singole persone in caso di investimenti finiti male. Per una ripresa completa, però, potrebbe essere necessario anche lavorare per ridurre la probabilità e i danni potenziali di shock futuri, migliorando per esempio la capacità di rispondere a una pandemia e cercando di rallentare il cambiamento climatico. Senza questi sforzi, qualsiasi iniziativa per far ripartire l’economia sarà inefficace. Riproduzione riservata

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